23.30. Di tigli, ciliegie e gelsi a Bergamo.

Ora che sono di nuovo seduta sul mio divano di Uppsala e forse mi avveleno con una tisana al tiglio, posso provare a scrivere dei giorni scorsi a casa a Bergamo. Sono già quasi le undici di sera e mi devo dare degli orari, perché qui c'é sempre luce e fosse per me starei sempre nei prati. Ma non posso fare la fata tutta la notte, devo anche lavorare. Quindi. Venti minuti di racconto. Proviamo.

Mi é venuta l'ispirazione di scrivere perché la sala é al buio - Carla si guarda una serie - e ho acceso una candela gialla e l'atmosfera con il crepuscolo é così bella che non voglio romperla accendendo la luce. Non posso leggere o scrivere sul diario o fare all'uncinetto, e questa é l'unica cosa creativa a me accessibile. Ho pensato che fosse il momento giusto per scrivere di Bergamo perché mi sono appunto messa a bere il tiglio e questa é la prima cosa che vorrei raccontarvi, i.e. io e Marica abbiamo raccolto un sacco di fiori di tiglio dagli alberi fuori dalla chiesa di Valtesse che sembra una fabbrica, ma piena di quest grandi alberi dalle foglie a cuore e fiori giallo verdi penduli con un profumo di miele così intenso che si sente per tutta la città. La mia zona di Bergamo é a quanto pare piena di tigli. Ci ho messo un po' a capire che pianta fosse, ma poi mi é tornato in mente il sapore del miele che mangiavo da bambina, e mi sono ricordata. Avevo anche un libro di fiabe con la storia di un albero di tiglio che perdeva le foglie nel fiume e tutti gli animali che bevevano l'acqua si addormentavano. Un lunedì mattina abbiamo raccolto i fiori e poi li ho fatti seccare per una settimana. Me li sono portati a casa e mi sono fatta la tisana. Ho scelto la mia tazza più bella, perché i fiori sono così belli, e me la sono guardata un pochino mentre si preparava, perché era così meravigliosa. Ora sono in un angolo di divano al buio - come un gatto, dice Carla -  e me la bevo e mi ricorda l'odore di giugno a Bergamo e mi manca molto, mi sento una strega con la sua pozione magica, e mi sto anche per addormentare perché il tiglio é il mio fiore di Bach contro l'ansia, e quindi mi stende. Forse per questo mi ci sono sentita così attratta. O forse mi sto avvelenando e morirò.

Ho ancora otto minuti. L'altra cosa che vi volevo dire é che i pomodori che ho mangiato - il mio personale lusso é mangiare pomodori buoni quando torno a casa in Italia - non erano poi così buoni, ma invece la frutta era divina, nell'ordine meloni, angurie, ciliegie, albicocche, pesche e mirtilli. Per incanalare lo spirito del mese e non mangiarmi solo frutta a fette con yogurt e miele - anche se perché no -  ho deciso di fare una torta con le ciliegie, che erano le più buone, e in sostanza ho usato la solita ricetta di torta vegana che trovate qui, ma ho usato 90gr di miele al posto dello zucchero, molta scorza di limone, niente vaniglia, e latte di mandorla. Oltre che ovviamente ad un quantitativo a scelta di ciliegie tagliate a metà e private del nocciolo. Nessuna di queste variazioni é opzionale, e dovete assolutamente far raffreddare la torta completamente per poterne apprezzare la delicatezza. Fatela oggi e mangiatela domani, insomma.

Ancora quatto minuti. E informazione bonus, perché mi sono ricordata che volevo anche dirvi che ho raccolto le prime more di gelso dai gelsi di Valverde (sì, Valtesse e Valverde, le zone più belle di Bergamo) ed ci ho fatto un sorbetto. Ma se qualcuno passa da lì nei prossimi giorni, potrà raccoglierne così tante da farci delle marmellate, perché c'é un filare di alberi pieni zeppi di bacche quasi pronte. E se rimanete fino a che scende il buio, potrete vedere le lucciole rincorrersi nei prati. Per fare il sorbetto invece, surgelate la frutta che desiderate (a cubetti se é un frutto grande), poi toglietela dal congelatore una ventina di minuti in anticipo, e quando é lievemente più morbida, frullatela per bene, con opzionali zucchero limone e liquore, se vi va.

Ok! Vediamo se riusciamo a pubblicare in un minuto!!



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