Aussie Diaries - Melbourne
Avrei voluto avere un momento di passaggio più specifico tra una meravigliosa ed europea Galettes des Rois e questo post, ma ovviamente le cose vanno un po' come vogliono e quindi eccoci qua, appese a testa in giù dall'altra parte del mondo, a scrivere queste righe, sotto un cielo di stelle completamente diverse che vorrei uscire a vedere ma nel giardino di questa capanna in mezzo al niente ci sono animali che non conosco e quindi col cavolo. Ma questa é un'altra storia, perché for the sake of literature siamo ancora nella prima tappa di questo viaggio pazzo in giro per l'Australia, e la prima tappa é stata Melbourne. La verde chiaro profumo di bergamotto e salsedine e frescura Melbourne. Che si pronuncia Melb'n, e che non ne aveva affatto di frescura quando siamo arrivate, ma bensì era rovente sotto il vento del deserto che le ha regalato 45° gradi. E io non so se fosse il jet-lag o la vita o i -12° da cui ero partita, ma mi sono anche piaciuti, sulla pelle, i quaranta gradi all'ombra. Almeno per un po'. E grazie a Dio che ha avuto pietà di noi e già quella sera ci ha mandato a 28°. Ma uscire nella notte di Melbourne, dopo aver fatto la doccia e lavato i capelli e messo i sandali e la crema alla calendula, solo per fare la spesa eh, perché qui non sappiamo più nemmeno come ci chiamiamo, é stata una sensazione bellissima. L'aria era tiepida e balsamica, e i viali della città, sono di eucalipti! Eucalipti, capito? Che hanno un tronco grigettino simile alle betulle e foglie spesse verde chiaro di un profumo inebriante. Oh mi fa impazzire. Passeggi ovunque e l'aria ne é pregna. Notte di grattacieli e questo vento dolce che ti spinge un pochino. La mia sensazione é stata di trovarmi a Milano, ma dentro ad un manga. Con cose futuriste giapponesi e una vegetazione che non é quella di Milano.
Il nostro giro di turismo non é stato vastissimo, perché nella settimana a Melbourne avevamo da espletare il nostro motivo ufficiale per visitare l'Australia, ovvero una conferenza alla Australian Catholic University (parlo al plurale perché siamo io e la mia amichetta Lilli). Che é andata benissimo, ci ha fatto conoscere un sacco di gente interessante che vuole farci scrivere un libro, ed é arrivata con il bonus di una cena italiana gratis - unico contatto fino ad ora con l'immigrazione italiana in Australia che mi affascina da morire, ma ora mentre scrivo mi sono ricordata che ieri il pub dove siamo andate era evidentemente italiano e il gestore ci ha detto che la salsa per le patatine non dovevamo chiamarla ketchup ma tomato sauce (eeeh ok??). Detto questo, attorno alla nostra casetta e alla stessa università ci sono alcune cose molto belle che ci siamo godute, e tra queste la mia preferita é stata Carlson Gardens, il parco del nostro quartiere che ho esplorato da sola un crepuscolo e di cui mi sono innamorata. Profumava di prato bagnato da poco nelle sere d'estate, e sottobosco e, ovviamente, eucalipto. Altro posto pieno di eucalipto di cui mi sono innamorata é la passeggiata lungo il fiume Yarra, che le popolazioni Wurundjeri Woi-wurrug chiamano Birrarung, e soprattutto il pezzetto di fronte a Federation Square, ma perché mi é piaciuta molto Federation Square, che é da una parte una piazzona gigante tradizionale con i suoi bei palazzi, e dall'altra una specie di spazio multifunzionale un po' al chiuso e un po' all'aperto, con caffè, musei e panchine. Il nome aborigeno della Yarra l'ho letto lì, su un cartello con una grande mappa fuori dal Koorie Heritage Trust, una galleria di arte aborigena che purtroppo é rimasta nella mia lista per la prossima volta. Una sera in cui sarei dovuta uscire con dei colleghi della conferenza, ho sbagliato strada due volte, mi sono agitata molto e sono finita a comprarmi un gelato a crema, pesca e amaretto + anguria che mi sono mangiata sui gradini di Federation Square guardando il tennis. A parte il gelato, ho apprezzato tantissimo che ci fossero così tante informazioni sui nomi e le popolazioni aborigene, e che spesso si trovassero espliciti mea culpa riguardo alle repressioni e colonizzazioni delle popolazioni indigene e delle loro terre. Spesso si trova un il riconoscimento ufficiale degli aborigeni come possessori della terra "dove viviamo e lavoriamo". Ancora ne so troppo poco per giudicare quanto questa posizione sia genuina ed effettivo indice di un cambiamento, e quanto sia invece solo per lavarsi la coscienza. Però almeno mi sembra un passo avanti che se ne parli così esplicitamente, rispetto a quello che succede negli Stati Uniti, e alla fine anche in Europa.
Tornando al tema "Micaela si innamora di posti", St Kilda. Un po' perché andare al mare da sola ancora mi disagia e quando ci riesco é magico, un po' perché é stato il mio primo bagno nell'oceano, ma St Kilda é un ricordo molto dolce nel mio cuore. E soprattutto il viaggio di ritorno sul tram giallo 15, odore di crema solare e caldo accumulato dal sole e tramonto arancione succoso. St Kilda ha per me tre anime diverse. È una lunga spiaggia a cui accedi praticamente saltando giù dal tram, dove nessuno si stupisce se sei da sola con il tuo salviettone e il tuo libro, e dove l'acqua é cristallina azzurro verde bianca. È il lunghissimo molo che raggiungere delle rocce dove, inspiegabilmente, vivono dei pinguini - davvero! Ne ho visto uno - e se vai fino alla fine vedi i grattacieli di specchi azzurro cielo di Melbourne dietro ad una flotta di yatches parcheggiati, i cui alberi maestri nel vento fanno un suono come di fantasmi. È poi un orto botanico verdissimo con alberi che non avevo mai visto e gente che canta nascosta tra i cespugli o beve il tè su una coperta nel roseto, dove la zona di erbe officinali e orto profuma della marmellata di albicocche dell'hotel della mia infanzia al mare, e dove l'erba tagliata corta profuma di quell'aroma che si sente la sera d'estate quando il sole sta scendendo e l'umidità sale. E infine é strade adorabili con palazzi bassi che sembrano case portoghesi, alberate di ombra, dove passi con le infradito tornando dalla spiaggia e il tramonto é oro arancio caldo e ti tocca di sbieco, e il calore della giornata si assopisce ma é ancora lì, di fronte a te e tu lo senti nell'aria dolce, nella pelle di salsedine ancora tiepida e negli odori delle cene che le persone stanno cucinando nelle case. Sembrava una cartolina di un'estate al mare negli anni Settanta.
Due note di cibo. Chinatown. Era fuori casa nostra, e chi conosce la Lilli sa che sarebbe stato impossibile non andarci. E per fortuna, perché abbiamo visto dei negozi stranissimi, mangiato dei ravioli con aceto e crema di arachidi che mi fanno ancora sognare, e trovato un sacchetto gigante di Sichuan pepper che ci stiamo portando in giro per il paese. Victoria market. Ci sono andata la mattina prima della mia gita a St Kilda, e sono riuscita a compiere questo difficilissimo passo di parlare con i venditori per comprare frutta e verdura. Ne é valsa la pena perché ho scoperto il sour mango, una varietà dalla buccia gialla/arancione e maculata che ha un retrogusto amarognolo che fa sognare. E sono stata premiata nel mio sforzo dalla sezione delicatessen del mercato, dove ogni bancarella aveva cose gourmet bellissime e buonissime, e io ho trovato degli Anzac biscuits in un sacchetto decorato da un'artista aborigena che conservo gelosamente - i biscotti sono croccantissimi dischi di avena, burro, zucchero e poca farina, che la tradizione vuole fossero consumati dai soldati australiani e neozelandesi durante la Seconda Guerra Mondiale, e sono l'unico prodotto non militare che può usare il termine ANZAC nel proprio nome. Ok. Bonus cibo, un caffè buonissimo, e a quanto pare molto famoso a Melbourne, il Mont Blanc da Good Measure, un iced coffee con un dito di panna sopra aromatizzata all'arancia. Me lo sogno dal pomeriggio sonnacchioso in cui me lo sono bevuta, e non vedo l'ora di rifarlo.
La nostra settimana é finita con una tour in bus organizzato sulla Great Ocean Road, una strada panoramica che costeggia la costa (oggetto interno) ad ovest di Melbourne per 243 km. È la prima volta che prenoto di mia volontà un viaggio organizzato e la mia opinione é che ok, non é la cosa più indie del mondo, e ti senti un po' un pecorone stupidotto, ma alla fine é un bel modo per vedere cose quando si ha poco tempo, e la nostra guida era un signore cinese un po' matto che ci ha cantato Country Roads alla fine del viaggio ed era orgoglioso come una zia quando tornavamo sul pullman tutti in orario. A parte questo guidava come un criminale e stavo per vomitare anche il pranzo di Natale. Comunque, top highlight della gita, attraversare the Great Otawy national park e vedere una mamma koala con il suo bimbo appollaiate su un eucalipto. Ho imparato che i koala sono sempre un po' sleepy perché l'eucalipto é pieno di melatonina, e questo li aiuta anche ad usare poco le scarse calorie che questa dieta di sole foglie da loro. Adorabili. Altro punto meraviglioso é che la giornata inizia con una sosta alla Great Ocean Chocolaterie dove puoi bere una cosa chiamata chocomocaccino, che tu pensi sia una piccola dolce tazzina di caffè con del simpatico cioccolato, e invece é una tanica da 330ml di caffè lungo, con almeno 200gr tra cioccolato bianco e cioccolato al latte spalmati sul fondo. Mi faccio tenerezza ora a ripensare con quale gioia io l'abbia mangiato, e poi con quale dolore me ne sia pentita ad ogni curva della strada. Però ho comprato del cioccolato con spezie locali - pepperberry, fingerlime e lemon myrthle, ci torneremo - e non mi posso lamentare. Di per sé, la Great Ocean Road é un susseguirsi di spiagge di sabbia bianca e drammaticissime costruzioni in arenaria arancione con mille screzi, che si appoggiano sulla riva come se ci fossero capitate per caso, e dell'acqua azzurrissima ne lambisce i pilastri, e ci si infrange sopra, e si ritira, e tu vorresti buttarti a fare il bagno e a giocare ad essere un pirata. L'osservatore sta in alto, sulle scogliere sovrastanti, e qui io ho fatto la conoscenza del bush, che si meriterebbe un post a sé, e magari potrei. La maggior parte della vegetazione australiana é definita dal termine bush, e indica tutti quei paesaggi dominati dagli arbusti, ma la varietà é incredibile. In questa prima settimana in giro per il paese, ho visto almeno quattro tipi di bush. In questo caso, il bush della costa fredda della Victoria te lo devi immaginare come una specie di macchia mediterranea, arbusti aromatici che se conosci puoi raccogliere, bacche commestibili e meno, sabbia vivace. Io, del bush sono innamorata, e spero di potervene parlare meglio nella prossima puntata. Per ora salutiamo Melbourne, e le chiediamo scusa per aver solo grattato la superficie della sua bellezza, ma la ringraziamo per il suo cuore verdementa delle foglie di eucalipto.


Commenti
Posta un commento