Aussie Diaries - Tasmania
I. Connellys Marsh
Prima tappa del nostro viaggio, una casetta praticamente dentro l'oceano, con dei quadri di pesci bellissimi e una scala che dalla camera da letto portava al bagno e ad un orto segreto sul retro dove c'era anche un tabiottino che funzionava come una cucina. Ho amato amato amato quelle scale, non so bene perché; nella mia testa erano come una caletta ombrosa che mi portava alla spiaggia, anche se non potevo raggiungere il mare da lì. E ho amato anche la cucina con il suo tetto di plastica verde scuro trasparente sotto cui potevo sedermi ad ascoltare la pioggia mentre scrivevo le mie cose o tagliavo il pane da tostare per la colazione. La zona di Connelys Marsh é zona di costa sabbiosa soggetta a maree, perfetta per l'allevamento di ostriche e per vedere uccelli incredibile all'alba e al tramonto. Da qui puoi raggiungere le coste frastagliare del sud della Tasmania - la parte più fredda - come per esempio cape Raul. Questa é stata la prima gita che abbiamo fatto in Tasmania e credo ancora la più bella di tutte. Cominci dalla foresta pluviale di eucalipti, il profumo é incredible - mamma mia il profumo degli alberi di eucalipto, poi sali un pochino e cominci a vedere un cielo azzurro e a sentire del sale nell'aria, fai una curva nel sentieri e sbam, un buco nella foresta ed ecco un fianco di montagna rigogliosissimo e queste pareti di roccia tutte frastagliate e di mille colori per i segni dell'erosione e delle glaciazioni che le hanno formate migliaia di anni fa. E sotto alla montagna, vedi una lingua di terra chiara ricoperta di bush che finisce nel cielo. Quello é il sentiero più bello della Terra, dove la foresta piano piano si abbassa e si schiarisce, per far posto al bush di costa, ma non quello polposo e verde scuro della Great Ocean Road, bensì un bush chiaro, battuto dal sole e dal vento e dal sale e dal freddo - perché faceva freddo! - duro e aromatico e resistentissimo, che verso la punta della scogliera cede ad una vegetazione rasoterra di piccolissime piante grasse che sembrano anemoni di un paesaggio alieno. E così ti senti ora, che ti siedi sul bordo di questa isola che é il bordo di un continente che é il bordo del mondo, e guardi queste colonne di granito di fronte a te e ti chiedi cosa stesse pensando Dio quando ha creato questo pezzetto di natura.
Seconda tappa, le Tasmanian Highlands, area montuosa nel cuore dell'isola piena di laghi e praterie e wallabies - piccoli canguri di foresta molto carini ma anche molto facili da investire se sei un guidatore tasmano (? boh, mai usato questo aggettivo, ma suona sbagliato) che sfreccia alla velocità della luce su strade discutibili o perché piene di curve o perché piene di ghiaia e terra e pericolo. Ciò detto, io non ho mai vissuto un viaggio in macchina più mozzafiato di quello attraverso che abbiamo fatto per arrivare a Mole Creek. Ho visto tutti i paesaggi possibili ed immaginabili con ogni colore di cielo, ho visto foreste coste montagne e prati, e animali meravigliosi. E abbiamo trovato un negozio di miele dove ho assaggiato dei mieli mai sentiti prima e dove ho trovato un barattolino aromatizzato al lemon myrtle (mia nuova ossessione che ossessionerà anche voi) che con grande fatica non ho aperto, ma aspetta pazientemente nella mia valigiona rossa di essere gentilmente espatriato - assieme agli altri settecento chili di miele gusti vari che ho comprato per tutto il paese. Comunque. La nostra casetta sembrava quella della signora delle praterie, in cima alla collina più alta, circondata da erba gialla frusciante, cavalli e conigli, e l'orto di una signora che ci ha offerto del nasturzio e dei cipollati grandi come porri. Non c'era una luce artificiale che fosse una la sera, e ho visto alcuni dei cieli stellati più belli della mia vita, accompagnati dallo sdong sdong dei cangurini nella notte che si sentivano ma non si vedevano.
Abbiamo fatto due gite da sulle Highlands, e tutte e due sono degne di nota ovviamente per i paesaggi incredibili che abbiamo visto, ma anche per varie disavventure simpatiche o meno che ci sono accadute. Siamo andate prima di tutto a passeggiare verso il Central Plateau, che doveva essere una gitarella sì di sette ore ma non troppo complicata. Invece ci siamo trovate ad arrampicarci - letteralmente - per la giungla cercando di individuare i fiocchetti rosa messi da qualche anima pia del corrispettivo CAI australiano che chissà come si chiama, e poi anche cercando di seguire il sentiero verso la cresta che nessuno usa mai e quindi era nascosto dal bush - che io amo tantissimo, ma che ho anche insultato tra i denti per essere fatto di arbusti resistenti che mi hanno schiaffeggiato la faccia, i polpacci e persino le chiappe. Però oh, ho visto dei canguri di montagna, e una prateria sconfinata battuta dal vento di cui non si vedeva la fine e mi sono sentita fortunata. Grandemente infreddolita mentre Lilli era in canottiera e io rimpiangevo i miei guanti, ma fortunata. Poi a scendere ho insultato tutto e tutti di nuovo, ho dovuto usare una roccia a picco come scivolo perché avevamo sbagliato strada, ma ho anche scoperto che le felci crescono altissime e sono talmente resistenti che puoi usarle come liane quando stai scivolando nella suddetta giungla che ora ovviamente devi attraversare all'ingiù. Ma poi non c'é piacere più grande di trotterellare per i prati a valle piene della soddisfazione di avercela fatta e di aver superato con successo i punti difficili del cammino, e pensando che vi siete meritate un pezzo di torta dal quel simpatico piccolo supermercato sulla strada che fa anche da caffè, pub, mercatino dell'usato, fast food e panetteria. La signora ci ha dato dei lamingtons fatti in casa, dei cubi di torta dal nome astronauta ricoperti di cioccolato e cocco che sono ancora più buoni se mangiati in veranda con i capelli umidi da doccia e una maglietta pulita. Anche perché dalla suddetta veranda si vede il punto del bush maledetto da cui siamo sbucate e fa sempre un certo effetto vedere l'arrivo della gita dal comfort della valle.
Nella seconda gita mi sono invece complimentata con me stessa per essere diventata una persona adulta. Infatti ho dovuto ammettere a me stessa a tanto così dalla vetta che stavo tremando di paura e che era meglio girare i tacchi e scendere piuttosto che avere un attacco di panico e rischiare la morte mia e di chi sarebbe dovuto venire a prendermi. E fino a qui uno dice, dovrebbe essere la reazione normale di tutti. E da un certo punto di vista sì, anche se, se avete amici montanari sapete che ammettere una debolezza in gita non é affatto scontato per i più fanatici, ehm volevo dire appassionati. Il mio vero momento di adultitá é stato però dire a me stessa che non mi stavo perdendo qualcosa nel rinunciare, ma mi stavo a) salvando le chiappe per potermi godere tante altre cose belle negli anni a venire e b) stava a me decidere di non farmi rovinare la giornata dal disappunto della vetta mancata, e scegliere la gioia e il piacere di tutto quello che avevo ed avrei visto. Così ho fatto, e sono qui a raccontarlo. Però so che ve ne frega relativamente dei miei pipponi psicologici su FOMO e cose varie, e che non vi ho nemmeno detto il luogo di questa pericolosissima gita. La montagna che ho quasi scalato - anche qui, letteralmente - si chiama Cradle mountain, e come mi ha fatto notare Lilli, é proprio una cosa da Tasmania che la montagna forse più pericolosa della tua terra tu dici toh, questa sembra proprio una bella culla dove ci metterei il mio bambino (perché cradle é culla in inglese, se magari non lo sapevi). Comunque, una gita che ho amato, perché difficile e sfidante, e anche perché come per tutto il paese, consiste in una varietà di paesaggi diversi che ti portano a sperimentare almeno tre gite diverse: la dolce tra le valli e i laghi, con un falsopiano di bush che ricorda la natura delle nostre Alpi in alta quota, dove hai prati bassi e torrentini freddissimi; poi la parete della vetta che sono praticamente blocchi rocciosi su cui devi saltare in su e poi in giù come una capretta - e io qui quando ho detto ciao me ne torno indietro sono stata salvata da una famiglia australiana adorabile che mi ha messo nel mezzo e mi ha guidato fino all'inizio della parete senza farmi andare nel panico, é stato dolcissimo; e quando ti sei fatta la tua bella riflessione sulla vita e sulla morte in vetta alla Cradle mountain, inizi il circuito dei laghi, per tornare all'entrata del parco - ah sì, sei in un parco naturale - e pensi che ormai la parte difficile l'hai sfangata, ma invece no, sali e scendi per il bush torrido sotto il sole, e ti becchi anche qualche pezzetto di ferrata a picco sui laghi, che é anche divertente alla fine se non ci pensi troppo. E alla fin fine, arrivi a Dove lake accaldato come un hot dog e puoi farti un bagnetto nelle acque gelate e cristalline del lago. Qui abbiamo incontrato una coppia di signori molto simpatici e chiacchieroni sotto l'effetto di edibles che ci hanno seguito nel bagnato al lago e che mi hanno detto che la mia voce é uguale a quella della signorina francese di Pulp Fiction che ordina blueberry pancakes per colazione. Mi sono piaciuti molto. A parte questo, Cradle mountain rimarrà per sempre nel mio cuore per questa foto, la vetta presto al mattino con la nebbia che si diradava, e che poi in verità é tornata ogni tanto qua e là durante la giornata, e ci ha fatto sentire come se fossimo parte della compagnia dell'Anello da qualche parte nella Terra di Mezzo. E anche perché ho visto uno dei serpenti più velenosi del pianeta, il black tiger, che volevo vedere con tutto il mio cuore ed ero al sicuro sul mio bel pulmino per tornare alla macchina e mi sono sentita grandemente fortunata. Purtroppo, mi sono goduta il momento e non ho scattato nessuna foto.
La medaglia d'oro in cuteness però, va a questa specie di riccio grande come un gatto che si chiama echidna: é il vincitore assoluto ma assoluto perché 1) dondola in giro per i boschi oppure per il suo recinto come se fosse in missione esplorativa per il National Geographic, 2) pensa, come tutti i ricci, che se si impunta in un angolo e non ti vede, allora nemmeno tu puoi vederlo - e io sono convinta che questa sia davvero una sua tecnica di sopravvivenza sviluppatissima perché nemmeno, che so, una iena che é cattivissima potrebbe mai far del male ad un animale così cucciolone, 3) avete visto che muso ha?? Ha tipo un rametto becco e degli occhietti piccolissimi neri che lo rendono dolcissimo. Anche mentre scrivo ora e ci penso mi fa troppa tenerezza. Abbiamo visto varie echidnae (?? non ho mai usato il plurale in italiano, ma mi verrebbe così, un po' latino) in cattività, ma anche tre in natura, trotterellare nel bosco sul bordo della strada, ed é stato un regalo bellissimo.
Ah, e poi ho anche dato da mangiare a dei canguri, che sono le creature più chill del mondo, sono quello che mi immagino essere il love baby di una capra e una lepre, e hanno la pelliccia più morbida che tu possa immaginare. Davvero, Pensa cashemere soft. Ti guardano un po' basiti ma abbastanza neutri, a volte senza neanche alzarsi da quella posizione a sirena che devono assumere da sdraiati, con i cosciotti che si ritrovano, e poi si avvicinano per mangiare il mangime tipo pellett che ti hanno dato all'ingresso del santuario, e alcuni ti afferrano anche la mano per tenerti lì, mica che scappi con tutto quel ben di Dio. Mi hanno fatto impazzire, é stato surreale. C'era anche una mamma con un piccoletto nel marsupio - che é un buchino, non un vero marsupio - al quale spuntavano le zampette di fuori ed era lievemente disturbante ad essere onesti; la cosa che mi ha fatto morire é stata che con lei abbiamo scoperto l'amore dei canguri per i grattini sul collo, e questa canguri mi ha fatto una tenerezza gigante perché sembrava proprio la neo mamma con il mal di schiena che avrebbe davvero bisogno di un massaggio rilassante.
III. Scamander
Questo nome da saga arturiana corrisponde ad una piccola cittadina sulla costa nord-est della Tasmania, dove abbiamo passato gli ultimi giorni in Tasmania semplicemente facendo bagni nell'oceano. Siamo arrivare di domenica sera e la mattina dopo mi sono messa il costume e la crema solare - che mi sono messa tutti i giorni eh, non si scherza con il sole in Australia -, poi me ne sono andata in spiaggia e ho pensato che lunedì! Il posto più bello che abbiamo visto é un golfo di spiaggette bianche piene di grossi massi decorati da striature arancioni; il golfo si chiama bay of fires, e io sono innamorata di questo nome. Pensavo fosse dovuto appunto alla presenza di questi meravigliosi massi, ma poi ho letto che in verità il nome é stato dato da uno degli esploratori europei che hanno costeggiato la baia e l'hanno vista piena di fuochi aborigeni. A me personalmente, piace di più la mia versione, e soprattutto, non mi piacciono molto gli esploratori europei, e tutto quello che hanno fatto alle popolazioni indigene. Ma di questo credo che parleremo la prossima volta. Ciao!

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