Aussie diaries - Sydney

Come é successo che sia già passato praticamente un mese dal mio ultimo post non so. E come sia successo che sia passato un mese e mezzo, presto due, dal mio ritorno dall'Australia lo so anche meno. Mi manca moltissimo, e oggi ho deciso di combattere la nostalgia con l'ultima tappa di viaggio che mi rimane da raccontare: Sydney. Ci siamo state poco meno di una settimana, e io sono anche stata male e ho dovuto passare una giornata a casa a riposarmi invece di andare al mare, ma nonostante quindi il poco tempo effettivamente speso in giro ad esplorare la città, mi si é incollata al cuore. Se chiudo gli occhi e penso all'Australia, la prima cosa che vedo é la luce del sole che entra dalla finestra del bagno dell'appartamento strambo di Sydney mentre mi facevo la doccia al pomeriggio dopo il mare. Sento il caldo dei raggi sul tappeto e il profumo della candela al lemon myrtle che accendevamo la sera dopo cena. Questa casetta era un palazzo vecchio tra Kings Cross e Rushcutter bay con delle scale di pietra strette e porte di legno e pavimenti di pietra. La prima sera, dopo aver passato tutta la giornata a Bondi beach a fare il bagno tra i surfisti, passeggiare sulla costa e tra le vie alla ricerca di caffè e spicci per la lavatrice, ci siamo trovate sedute sul tappeto con il temporale fuori dalle finestre a mangiare la pizza e bere spritz - la pelle sai quando hai preso il sole tutto il giorno e poi hai fatto la doccia e messo la crema ed é tutta cosciente di sé e stanca e fresca? Io ogni tanto scendevo a controllare la lavatrice a gettoni che non mi avesse mangiato i calzini e a stendere i panni cercando di salvaguardarli dalla pioggia, e mi sono sentita in pace. 




Bondi. Non saprei che dire. Ogni tanto mi riguardo le foto dell'oceano e non riesco a crederci di esserci stata dentro. E che mi ha anche fatto cadere e riempito di sabbia in punti dove una signorina non dovrebbe essere piena di sabbia. Per arrivarci dalla metro di Bondi Junction devi passeggiare per vie con casette di portici e grondaie ricamante piene, ma dico piene, di alberi di ibisco - e io mi sono OSSESSIONATA con l'ibisco, non so quanti fiori ho raccolto quella giornata - finché poi mi sono trovata una molletta ad ibisco e ora me la metto ogni tanto quando mi viene la nostalgia (ma ora sono in para perché si sta rompendo e devo assolutamente risolvere questa cosa - oppure tornare a Sydney). Sono dei fiori fatti di petali a forma di mandorla, un po' arricciati sui bordi, e disposti come a spirale attorno al nucleo, gialli arancioni al centro e bianchi verso le punte. Sono vellutati e carnosi, come se fossero fatti di pannolenci, e profumano di frutta tropicale con la panna. Sono come una melodia. Altra cosa di cui é piena Bondi, coffee shops fighetti che però valgono la pena, come Blackwood per il matcha al lampone - yesssss. Dopo esserci mangiate del mango al sole, abbiamo fatto la famosissima passeggiata sulle scogliere da Bondi a Coogee, che nonostante la pioggia é stata mozzafiato - ma forse anche grazie alla pioggia, perché tutto il gioco di luci e nuvole non era affatto male; l'unica cosa é che sei già bagnata così e non hai troppa voglia di fermarti a bagnarti anche nell'oceano, e invece certe spiagge ne sarebbero anche valsa la pena. E poi a Coogee é successo che abbiamo mangiato il primo Yo-chi della nostra vita e non scherzo quando dico che ce lo siamo mangiate ogni singolo giorno che abbiamo passato a Sydney - e anche l'ultimo giorno a Melbourne e mi sono un po' commossa. Yo-chi é una catena di frozen yogurt self service un po' Asian inspired, dove trovi per esempio il gusto ube e il gusto matcha - ma anche vanilla e butterscotch, perché no - e poi una quantità incredibile di toppings tra cui i finger lime - di stagione a gennaio/febbrario - che sono come dice il nome dei limoni piccoli e lunghi, la cui polpa é però formata da piccolissime sfere di succo a cui tu accedi spremendoti mezzo frutto in bocca, e che da una grandissima soddisfazione. Finger lime é stato un must ad ogni tappa yo-chi, come i lamponi e le fragole, il cioccolato bianco e un piccolo pezzetto di brownie da mettere on top per non farci mancare niente - sì, ho mangiato le stesse cose ogni volta, e anzi, sono le stesse cose che mangio sempre quando c'é un negozio di frozen yogurt - tranne per il finger lime.











Altro motivo per cui mi sono innamorata di Sydney sono stati i Giardini Botanici. E non tanto i giardini di per se che sono bellissimi e sull'acqua accanto all'Opera - che a me sinceramente sta proprio simpatica, mi piace davvero - ma il bushtucker tour che puoi fare, con una guida aborigena con cui conoscere tutte le piante indigene, imparare i loro usi in medicina e cucina e anche assaggiare i frutti maturi direttamente dagli alberi. Una scoperta é stata per esempio la Davidson plum, un frutto viola fuori e rosa dentro e piuttosto aspro, con un altissimo quantitativo di vitamina C e il rischio di farti andare in bagno per un giorno intero se ne mangi troppe - e come ci ha fatto notare la nostra guida, se sei un aborigeno nel bush, dover stare acquattato con la diarrea per ore é forse ancora più scomodo e imbarazzante che per chi vive in città e si può sedere su un water. La parte più bella é stato però il vassoio di erbe che ci sono state portate, che abbiamo potuto annusare, mangiare e anche tenere per casa - c'era un eucalipto alla menta piperita, la pianta ufficiale per i rituali delle popolazioni aborigene di Sydney, una pianta grassa simile all'aloe con proprietà lenitive che mi sono spalmata sulla mia spalla scottata ed é stato divino, timo selvatico, anise myrtle dalle foglie alla liquirizia e il mio preferito in assoluto, il lemon myrtle, un arbusto dalle foglie lanceolate e piccoli fiorellini bianchi che sa di qualcosa tra melissa, stevia e citronella. Dopo questa gita nelle erbe del bush siamo finite in un negozio di spezie dove sia io che Lilli abbiamo lasciato ogni ritegno e ogni soldo e comprato scorte di tutto quello che potevamo comprare.






E poi, il porto. Non te lo devi immaginare come un porto. È un gigantesco golfo verde su cui si affacciano isole e promontori e spiagge bianche dalle acque cristalline. Lo abbiamo attraversato per andare al Taronga Zoo (i koala che ho vistooooo e gli ornitorinchi OMG) e poi Lilli da sola per andare a Camp Cove beach quel giorno in cui sono stata male ma mi sono mangiata un bel panino, e poi bevuta il succo di frutta di Camp Cove che la mia amichetta mi ha portato con il cuore. Sembra un po' l'arcipelago di Stoccolma, ma poi guardi bene dietro al moletto con le barche e alle verande delle ville e ci sono eucalipti e ibisco, non betulle e sambuco. Ed é stata un po' l'impressione di molte parti dell'Australia del Sud, che sembra a volte la Scandinavia d'estate, ma in un altro font. Non so. Mi sembra di aver solo grattato la superficie. Sydney mi ha dato l'impressione di essere fatta di almeno tre o quattro città diverse, con anime diverse gente diversa desideri diversi. Ci vorrei tornare ora. 





In realtà, il nostro viaggio ha avuto un'altra tappa dopo Sydney, un ultimo road trip per tornare a Melbourne a prendere l'aereo, con fermata a Canberra e Raymond's island. Fare la costa di Sydney m,i ha mandato in visibilio. Tutte queste case arroccate sulle colline con il mare a picco e calette piene di fiori, io sono stata fisicamente male. Poi, siamo entrate nei boschi e, sulla via per andare a vedere una cascata, ho pensato pensa se ora vediamo dei cammelli selvatici. E cosa abbiamo visto nel cuore della foresta? Dei cammelli selvatici. Lí ho capito che stavo vivendo una finestra di pensiero magico, che come vedrete fra poco tornerà all'attacco. Canberra é il set di The Truman show. Praticamente quando hanno dovuto fare la capitale hanno detto Hey, non possiamo scegliere né Sydney né Melbourne senno queste si fanno la guerra, cià che prendiamo un pezzo di terra a caso - tanto ce n'é - e ci facciamo su una bella città. Davvero eh. È andata più o meno così. Abbiamo passato la giornata tra giardini all'inglese e monumenti da Hunger Games e musei d'arte contemporanea onestamente notevoli (sia the Portrait Galley che the National museum avevano sezioni di arte aborigena che mi hanno fatto appassionare, vorrei saperne di più). L'unico momento in cui mi sono sentita nel mondo reale é quando sono andata a fare la spesa all'Aldi e ho preso il pullman per attraversare il fiume. E anche quando sono andata alle poste ad imbucare le mie cartoline che sono poi miracolosamente arrivate in Europa dall'altra parte del mondo.





Invece Raymond's Island ci ha dato alcune delle gioie più grandi del nostro viaggio, perché é una piccola isola dove vivono comunità di koala selvatici. Così. Sugli alberi. Tu cammini tra i sentieri di eucalipto e guardi su e toh, un koala. O ventitré - che sono quelli che abbiamo visto in una giornata di passeggiata. E poi abbiamo trovato una piccola bancarella di miele che mi sto mangiando in questi giorni ed é buono da piangere. Altra cosa buona da piangere, la cena gourmet da Sardine dining che ci siamo concesse l'ultima sera, n posto con influenze asiatiche dove ho bevuto un vino alla kakadu plum che mi ha fatto volare. Non ho fatto nessuna foto perché ero troppo presa a gustarmi il momento, ed ero anche un po' brilla e decisamente not trustworthy con la telecamera. Non so quando mai o a chi capiterà di passare da Raymond's island, ma nel caso ricordatevi di Sardine. E ricordatevi anche di non lasciare il sentiero fisico su cui state camminando anche se Google maps vi dice che ce n'é uno alla vostra destra, perché é una bugia e potete perdervi come ci siamo perse noi - ma é stata colpa mia, perché al mattino, nonostante la consapevolezza della finestra di pensiero magico, ho detto pensa se oggi ci perdiamo su questa isola, e ci siamo perse. Allora ho anche detto pensa te se incontro Joe Keery e lo sposo, ma per ora non l'ho incontrato ancora.






Ho purtroppo finito il mio viaggio - fisicamente da un bel po', e ora anche qui. Ma ho tutte le mie spezie da farvi vedere e un saaaaacco di ricette da provare quindi dai, ce la posso fare. Coooooye!

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